
by piero zardo
(zacca@itaca.com) ©1997
"Sarebbe come a di' che quanno t'hanno
'nculato er motorino è logico e consequenziale che te rode
pure er culo come a 'n babbuino"
D.A.
(De logica. Cap III,
La conseguenza.
Ed. Bormida 1978)
Io e Marianna non eravamo stati mai così
uniti come nel Luglio di quel lontano 1919.
Il mondo si avviava ad un periodo di crisi colossale, ma io e
lei non ce ne potevamo accorgere, ogni momento era buono per festeggiare
la vittoria e sembrava quasi che lì a Parigi la festa non
dovesse mai finire.
Fu proprio a Luglio, durante una festa dal
marchese Chocolat che conobbi quel maledetto giornalista. La festa
era iniziata da un'ora al massimo e quel figuro, Julius Grant,
mi sembra, o James Granger, non ricordo, era già sbronzo
fradicio.
Si avvicinò a me e a Marianna barcollando e mi disse in
un francese allucinante: "Sonno chierta lei amerricanei!"
Lo guardai.
"No, italiano, parli pure in inglese (in inglese), sono certo
che riuscirà a essere più chiaro." Rimase lì
interdetto un paio di secondi. Giusto i due secondi che impiegai
a portarmi alla bocca un'oliva infilzata in uno stuzzicadenti.
All'improvviso capì il mio apprezzamento sul volgare accento
del suo francese e scoppiò in una risata fragorosa, colpendomi
con una pacca sulla schiena con una forza degna del miglior Ercole
nella più riuscita delle sue dodici fatiche.
Naturalmente ingoiai oliva e stecchino, che mi si conficcò
in gola.
Divenni blu in volto e svenni cadendo al suolo, o meglio, crollando
sul buffet.
Convinto di essere morto mi risvegliai in un ambiente familiare.
La mansarda di Marianna. Avevo caldo, una brutta sensazione di
prurito all'interno della laringe e un gusto di gamberi andati
a male in bocca. La luce sul comodino era accesa, accanto ad essa
c'era un bicchiere con dentro dell'acqua e sentivo provenire delle
voci dall'altra stanza. Pensai di tracannare l'acqua e afferrai
il bicchiere. Stavo per trincare avido, quando sul fondo del bicchiere
vidi uno stuzzicadenti ('lo' stuzzicadenti) con una delle acuminate
punte leggermente macchiata di rosso. La mia mano si aprì,
seguendo una specie di riflesso condizionato. L'acqua si sparse
sul letto e il bicchiere si frantumò per terra. Il rumore
richiamò la gente dall' altra stanza. La conversazione
s'interruppe, dei passi seguirono l'interruzione, e sulla porta
comparvero Marianna e l'americano. Lui sembrava essersi ripreso
dalla sbronza, ma il caldo gli faceva ancora le gote rosse, lei
sembrava indemoniata.
L'ora successiva passò tra i racconti di come il signor
Grant, o Granger, cronista del Time, mi aveva salvato la vita
estraendomi dalla gola lo stuzzicadenti con l'antenna di un'aragosta.
Lentamente mi ristabilivo.
Ad un tratto mi accorsi che avevo i capelli appiccicaticci e sentii
qualcosa dietro l'orecchio. Col più grande raccapriccio
tastai un corpicino molliccio, non so cosa pensai, ma , ubbidendo
ad un altro riflesso, lo scagliai via con un urlo.
Un gamberetto si andò a spiaccicare sulla fronte di Granger
(o Grant). Io sospirai di sollievo mentre Marianna si infuriò.
Lui rideva grassamente.
"Questa è la riconoscenza per Julius (o James), dopo
che ti ha salvato la vita." Pensava evidentemente che lo
avessi fatto intenzionalmente. Poi, 'salvato la vita', un altro
po' mi accoppa con una pacca! Il minimo era riparare al danno.
L'americano tentò di nuovo col francese: "Ameicco,
note prenderre, done cossì!" Lo guardai con odio.
Mi alzai dal letto intenzionato a raggiungere Marianna, per spiegarle,
e sentii una gran fitta al piede destro. Lo sollevai poggiando
il sinistro e un'altra fitta mi fece uscire un forte gemito. Logico:
mi ero trafitto i piedi coi resti del bicchiere! L'americano esplose
in una risata che fece vibrare il lampadario di cristallo. Marianna,
richiamata dal fragore dello 'scoppio' di Grant, o Granger, o
come diavolo si chiamava, rientrò nella stanza e compresa
la situazione, iniziò a ridere anche lei, meno grassamente,
s'intende.
Questa fu l'ultima cosa che vidi di Marianna, perché la
vista del sangue, che copioso usciva dalle ferite e soprattutto
dello stuzzicadenti, ora più chiaramente macchiato di sangue,
mi fece svenire e piombai, fortunatamente, sul letto privo di
sensi.
Questa volta il mio svenimento fu più lungo.
Quando mi risvegliai era mattina, la campana di St. Louis scandiva
mezzogiorno, mentre qualcuno bussava alla porta e chiamava me
e Marianna a gran voce.
"Marianna!?" gridai anch'io, poi pensando che fosse
uscita, stavo per alzarmi quando due vistose fasciature ai piedi
mi distolsero dall'impresa.
"Entrez!" urlai.
Pablo piombò in camera mia come il metrò alla stazione
e mi aggredì con un fiume di parole. Poi notò il
mio stordimento e mi chiese cos'avevo fatto. Mi alzai lentamente
e cautamente. Il dolore non era insopportabile. Mentre Pablo continuava
a vomitare parole, guadagnai il salotto e lì vidi la busta.
Era una lettera di Marianna che diceva di essere partita per la
Costa Azzurra col maledetto cronista. Si amavano, si sarebbero
sposati
Pablo chiese se erano brutte notizie, lo pregai di versarmi un
whisky. Diceva, inoltre un post scriptum, di non farmi trovare
in casa al loro ritorno. A quelle parole un impeto d'ira mi assalì,
scattai in piedi troppo velocemente: non so se fu più forte
il dolore ai piedi o al cranio, che urtai violentemente contro
l'abat-jour. Ma fu insopportabile, stavolta, e svenni.
Non vidi più Marianna, né tantomeno Grant. Tutto
sommato capii in fretta che io e lei non eravamo fatti l'uno per
l'altra. Amava troppo i romantici francesi, Sthendal, Hugo Bleah!
Pensai di partire, Italia? Grecia? Spagna? Ero indeciso.
Pablo disse che dovevo assolutamente andare a stare da lui. Dapprima
non ne ero entusiasta: abitava in una bolgia, continuamente invasa
da amici e curiosi, oltre che trovavi la tempera anche dentro
la zuccheriera. Dopo un po' mi abituai e rimasi da lui piuttosto
a lungo.
Fu così che un giorno Pablo volle presentarmi un suo amico.
"E' americano, scrive, dovete conoscervi! e poi avete un
amore in comune."
All'inizio mi sembrava un rompiballe, poi ci scoprimmo compatibili,
soprattutto per l'amore in comune.
Non era la letteratura, né il socialismo: era l'alcool.
Mai prese tante sbronze come con quel giovanottone americano!