
by tanino stella (tanino@popmail.com) ©1996
c'ero cascata di nuovo: non ci potevo credere!
ero sempre più arrabbiata! ed era stato tutto così
evidente sin dall'inizio... uno morto non può certo scrivere
una lettera. come un pollo fritto non sbatte le ali; come d'altronde
c'é anche chi possa amarne moltissimo una singola penna.
proprio perché reagiva così, se avessimo visto la
fine vicina nella sua stanza illuminata a giorno, di sotto le
coperte non sarei riuscita a dormire, e quella vista sarebbe penetrata
nel mio cervello comperato da così poco tempo - e di seconda
mano per giunta - che ancora non sapevo usarlo.
ero armata di fucile e di pistola a tamburo; i miei altri amuleti
di medicina erano andati perduti nel fiume della polvere: ero
del tutto scoperta da quel punto di vista, e non mi sentivo certo
in gradi sfidarli, dicendolgli che non avrei saputo che farmene
di loro, una volta morti. né erano conigli né erano
tacchini.
a volte ci sono delle strane notti. si sentiva un rumore forte
e subito dopo scoppiò un gran putiferio: aveva tirato con
tutte le sue forze il guinzaglio, tanto da costringerlo ad alzarsi
sulle gambe posteriori. però benché paonazzo, camminava
con una tale determinazione che sembrava volesse proprio spezzare
il buio. 'le cugine restano cugine per tutta la vita' dissi improvvisamente,
ma intanto non ci credevo.
che non le vada di traslocare? avevo pensato quando lui mi aveva
chiesto sue notizie... così trattenni il respiro, mentre
dall'ingresso arrivava il rumore dei geta della gente che andava
e veniva dalla festa.
'tic, tic, tic, tic, tic, tic,' diceva l'oggetto.
sicché si concluse che la cosa di medicina poteva servire
per scoprire dove ci fossero dei soldati. ce l'aveva lungo il
suo scudo, e non ce lo avrebbe certo fatto toccare. così
bisognava per forza fidarsi di lui. 'ecco qua uno scalpo di tipo
nuovo' dissi allora ad uno che era con me. spellai un lato della
faccia e metà del mento, e sollevai l'inconsueto trofeo.
per un attimo mi sentii sollevata, ma poi si cominciò a
riparlare delle cose di medicina, e si diceva che questo whiskey
spiegava perché i soldati impazzissero e sparassero l'un
contro l'altro, invece che addosso a noi.
lei, a meno che non piovesse, si mordeva le labbra ed aveva un
che di prezioso ed immacolato: una sacrosanta cosa. faceva a brandelli
le tende e rovesciava tutti i libri sui tatami, era immobile ma
era terribile, come di ghiaccio, e si immerse senza cambiare minimamente.
'sai, gli esseri umani vengono a conoscenza in continuazione di
cose nuove, e poco alla volta cambiano. e' inevitabile, poi, che
ne dimentichino o che ne eliminino qualcuna. e tutto perché
hanno troppe cose da fare.'
tutte le donne in condizioni di farlo, appena poterono si gettarono
nella corrente del mississipi coi loro piccoli sul dorso, ma prima
che giungessero dall'altra parte, parecchie di loro annegarono
o furono uccise a fucilate. intanto le vecchie e tutte le altre
che non avevano potuto imitarle le piangevano, e sembravano non
tacere mai. sembrava che avrebbero urlato per sempre.
io però vi assicuro che se verrà il nostro messia,
noi non faremo alcuno sforzo per imporvi la fede in lui: e riguardo
a tutta la faccenda, bisogna dire che avevamo anche una vergine
maria, che adesso é del pari in prigione.
invece loro sembravano non ascoltare affatto. noi eravamo lì
con il vestito della guerra e del pianto, mentre loro usavano
maniche grandi come staia, per cui pareva che avessero tre corpi
con sopra una testa sola.
lei forse all'inizio era stata una di quelle.
emetteva una luce pallida, ma forse pobabilmente questo non le
avrebbe impedito di prendere il cibo dalle mie mani fino alla
morte.
loro potevano schierare in campo diecimila cavalieri, ma qualcuno
di questi già digiunava e si mortificava finchè
non cadeva in una specie di sogno ad occhi aperti, e tra questi
c'era it-si-ka-ma-hi-di, lo spirito di quello che si limitava
a seguire con l'udito, ben in salvo, sull'esiguo spiazzo appena
sufficiente a contenere i suoi piedi.
c'era questa distesa unica di astri molto ben curati, e quando
infine avevo sporto la testa, era enorme, non una di quelle che
dopo mi avrebbe fatta piangere ogni volta, come in un sogno, come
una piccola lampadina bianca, come se stessi osservando qualcosa
che non apparteneva a questo mondo. come se in realtà il
sangue colasse dentro la lampadina bianca.
'e tutto perché hanno troppe cose da fare' questo proprio
non potevo levarmelo dalla testa: era tutto lì attorno:
tutto lì attorno!
quindi il 12 agosto, alle prime ore del mattino, li passai quasi
tutti in rassegna, ma erano solo quattro gli spiriti che il nostro
uomo di medicina riusciva a capire. scomparivano sotto i nostri
occhi. un caotico miscuglio di rumori ci calava addosso dall'alto,
e dove prima stavano, adesso non c'era pi nessuno. c'era solo
da stare ad aspettare, in un certo senso.
illuminata dalla luce che lei stessa portava, aveva già
gli occhi colmi i lacrime. 'la mia vecchia dice che ti farà
mangiare di quel sashimi ' mi disse quasi con un certo affetto.
poi tutto si fece bianco. in quella insenatura coperta di sassi
c'erano delle case fantasma con porte e finestre sbarrate. c'era
anche la casa del dottore. e così, a piedi nudi, scesi
le scale ed andai di sotto.
'e tutto perché hanno troppe cose da fare' provai subito
a dirgli.
'c'è qualcosa che si può fare?'