sturiellet!

(numero 5)


Castrozza giovane.

 

by piero zardo (zacca@itaca.com) ©1996

 

...come del resto rimane un mistero il perché di tanto affanno da parte di nikolaij castrozza, nel tentativo di insegnare al figlio, una volta per tutte, le derivate e i logaritmi. il piccolo grun aveva chiare attitudini artistiche: scolpiva animali in legno, aveva affrescato l'intera parete ovest del pagliaio con curiose scenette agresti, nelle quali i contadini, accompagnati dai canti di giubilo degli dei, arano e seminano il tratto roncobilaggio-firenze sud dell'autostrada del sole, come a sottolineare la crisi agricola che si profilavaä
la famiglia castrozza si trasferì quindi in città, presso il fratello di nikolaij che era stato abbandonato dalla moglie irina, fuggita con un saltimbanco ungherese. rimasto solo, oleg disse al fratello che di posto ce n'era e anche di lavoro, nella sua bottega di trappole, caccia, pesca e olio d'oliva.
la città si dimostrò un ambiente ideale per lo sviluppo artistico-spirituale del giovane grun: come un vinaio a cui siano svelati i segreti della cucina macrobiotica, il giovane castrozza riceveva stimoli da ogni dove. era una gioia dell'animo vederlo ritrarre scene della strada, il mercato, la fiera, l'aeroporto, i comignoli. tuttavia questa tendenza di grun preoccupava suo padre, lo zio se ne fregava, mentre sempre vicina a lui fu la madre, che lo incoraggiava (di nascosto dal padre) preparandogli dei budini di zucca ineguagliabili. la situazione si faceva sempre pi critica, nonostante l'entusiasmo e la creatività infiniti di grun. finchÈ un giorno la crisi ebbe la sua manifestazione prima, in seguito ad un episodio che mi accingo a narrarvi nelle prossime righe.
un mattino molto presto grun, colto da raptus estatico-artistico, con un'ascia spaccò in due il tavolo della camera da pranzo. un'intuizione artistica che precorreva i suoi tempi, anticipando di svariati decenni le avanguardie del xx secolo. il padre e lo zio, gretti, non ci videro pi e lo rinchiusero nella soffitta. la leggenda vuole che grun creasse piccole sculture con la mollica del pane che gli veniva dato per sfamarsi, comunque 'il periodo della soffitta' rimane uno dei pi cupi e sconcertanti e allo stesso tempo interessanti della produzione del grun giovane. avendo ottenuto dei gessetti colorati in cambio della promessa di mangiare interamente le pagnotte che gli venivano concesse in pasto, affrescò tutta la soffitta. le 'pale soffittiche' (come lui stesso le definì nella breve autobiografia dettata in una notte alla figlia olga, pochi mesi prima della sua morte) rappresentano scene religiose: la famosa "flagellazione del pazzo" nelle cui fattezze si riconosce il padre, grazie alla voglia a forma di locomotiva sul gluteo destro, oppure il raccapricciante "giudizio universale", nel quale un dio/bambino scarta delle chiassose anime/caramelle, scene di vita laica, come "l'eccidio di francoforte", nel quale, usando solo due colori (marrone e giallo), il precoce artista rappresenta un disastro ferroviario, e anche ritratti come il celebre "mamma mia", dal quale fuoriesce tutto l'amore del castrozza per sua madre.
quindi, dopo sei mesi in soffitta grun fu liberato, ormai non parlava quasi pi, se non col suo ginocchio sinistro, che aveva ribattezzato gino. il padre, semi pentito, intimò al figlio, dato che per quell'anno aveva perso la scuola, di lavorare nella bottega dello zio. nell'animatissima sgluber strasse (dove si trovava la bottega) grun iniziò a disegnare e realizzare gustose opere artigianali. trappole per topi, faine, volpi e orsi dalle forme pi svariate. rimangono nel museo a lui dedicato (che poi è la casa-bottega di sgluber strasse) alcune di queste "opere". ricorderete la trappola a forma di catalogo per autori, prima del 1903, "che catturava i topi e li trasformava, brillante intuizione tecnica di grun, in topi morti" (cfr. opere minori di artisti maggiori - vol.iii grun castrozza - di veznanzio gribas).
queste sue opere d'arte diedero lustro e grana alla bottega dello zio, e grun era contento perchÈ suo padre era contento. poi, nella primavera del '41, avvenne la svolta decisiva per il definitivo passaggio di grun, ormai ventenne, da artigiano ad artista. il padre e lo zio morirono giocando a ramino per aver bevuto del cloruro di potassio (per una tragica coincidenza dimenticato da un cliente nella bottega) che i due sprovveduti avevano creduto lambrusco barberato. la madre impazzì, credeva di essere una vigna prossima alla vendemmia, per cui depressa, si rifiutava di mangiare. recatosi all'ospedale per infermi mentali di san basisleo, nella periferia della città, per lasciarvi la madre, ormai allo stremo, conobbe quella che sarebbe stata la sua prima e unica moglie. era infatti nell'ospedale urana pasin, recatasi colà in visita al padre, ex generale di cavalleria e possidente terriero, impazzito dopo la morte della moglie, caduta in un pozzo, che ormai era convinto di essere suo nonno materno, arciduca d'acqualiscia e dotto di astronomia. tra i due scoccò il classico colpo di fulmine. grun, che ormai viveva da solo (ed era anche abbastanza agiato), fu molto colpito da quell'incontro e creò di getto una delle sue opere pi celebri: "la ninfa e il cedro"; un olio 12x4m., in cui è ritratto un gatto ai piedi di una sedia sopra la quale c'è un tappeto in fiamme.
nel periodo successivo grun e urana passarono molto tempo insieme, finchè decisero di sposarsi. grun si trasferì con la sua ricca sposa nella tenuta di poggio blu, in campagna e lì conobbe uno dei periodi artistici pi ricchi e luminosi, ispirato com'era dalla sua consorte. il 'periodo di poggio blu' porta in risalto gli aspetti pi tenui, pi dolci, pi luminosi, pi ingenui che rispecchiano quelli che erano i sentimenti di grun nei confronti di urana, un sentimento pulito, sincero, incantato, come il quadro "il mago di mezzo": un quadro dove la luce trova il ruolo guida dell'animo incerto dell'uomo avvolto nella sua insicurezza; o "il voto della vergine" in cui c'è una chiara espressione del sentimento di purezza visibile anche nelle macchie di minestrone sul grembiule della vergine. altri capolavori di cui do solo i titoli (ne danno famose interpretazioni s. santi e v. vicario nell'opera critica "castrozza-pasin: cronaca di una mostra matrimoniale") sono di questo periodo: l'unità del cavolo, fuga da mezzogiorno, adamo ed eva, luna e l'altra, lo spirito dell'uva e altri.
questo periodo ebbe termine con la morte di urana, scivolata in uno stagno nella primavera del '50.
grun, ovviamente, verrà colpito nel profondo del suo animo dalla scomparsa della moglie, e perderà per sempre, soprattutto nei suoi quadri, l'illusione, l'incantata gioventù. emblematico il quadro "l'illusione della felicità", dove è ritratta una vecchia che carda la lana in un fosso. non è tanto cupo quanto disperato.

 


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