
L'Antica
Singolare Leggenda di Basilio e Kasusu.
Pisodeuorrior © 2005
Rubare le caramelle
a un bambino, scaracchiare dal calcinculo, tirare palle di neve pisciate, scoreggiare
a tavola, rubare dal piattino della piccola mendicante cieca, affogare un gattino,
dare una pacca amichevole al tipo che era indeciso se buttarsi dal cavalcavia
o meno, bestemmiare col megafono alla serata danzante dei Puritani Incalliti,
limonare con la gomma di carnevale all’aglio, frustare con l’asciugamani
bagnato arrotolato le chiappe dei nudisti, ridere quando il cacciatore spara
alla mamma di Bambi, dire a tutti appena comincia I Soliti Sospetti che Kaiser
Soze è lo zoppo, fare le puzze in ascensore, parlare di corde in casa
dell’impiccato, suonare campanelli, consegnare al sagrestano una bomba
a bulloni emmerda e copiare i compiti non aveva ridato il buonumore al demone
Kasusu, comandante della XXIII Legione Infernale ed ora ufficialmente in fase
calante. Adagiato sul fondo del suo ultralussuoso pozzo colmo di escrementi
incandescenti, Kasusu rifletteva. Centomilaquattrocentosette anni di servizio
a settembre, un cervello che risolveva integrali doppi come fossero addizioni
e ancora non sapeva che fare. Denaro, appartamenti, forniture vitalizie di Nutella,
abbonamenti decennali a Stronze Mese, bancali di Caran D’ache già
temperati, sculture di Lindt, collezioni complete di Magic l’Adunanza
in Inglese col bordo nero prima edizione – quelle coi Mocks e il Loto
Nero – non erano bastate a corrompere l’anima grottescamente immacolata
di Basilio l’Eremita, per sua sfortuna venuto ad installarsi con quattro
stracci e orde di discepoli nella sua zona di competenza. Proprio la sua.
La Bontà Media di suddetta zona era aumentata vertiginosamente, le madonne
piangevano sangue come fontane, i fedeli osannavano come forsennati e i colleghi
del girone cominciavano a guardarlo di sottecchi. Ruggì un bestemmione
in una lingua morta. Nugoli di demonietti di ordine inferiore si rintanarono
sì nei loro buchi, ma nel loro terrore – notò Kazuzu - non
c’era ora qualcosa di meccanico? Ancora pochi anni e sarebbe diventato
una nullità, una stella morta, il Ralph Macchio delle schiere infernali.
Forse era davvero ora di prendere la situazione in mano, risultava tristemente
evidente che i metodi tradizionali non erano più efficaci. Si alzò
dal trono adorno di teschi gocciolando stronzi roventi, dispiegò nere
ali da drago, pronunciò una Formula Segreta di IX Livello ed assunse
la sua Ottava Forma, quella della Tentatrice o, come lui celiava bonariamente,
dell’Arrizzaminchie.
Si concesse un’occhiata critica. Le curve dei fianchi sembravano disegnate
da un pittore rinascimentale. I capelli ricadevano sulle spalle in morbide onde
spumeggianti che evocavano serate in spiaggia a cantare canzoni di Battisti,
il seno tendeva bottoni, i capezzoli si protendevano come indici puntati sulle
erezioni dei passanti, la bocca - semisocchiusa e rorida di rugiada come una
rosa che si schiude al mattino – prometteva sudore e poesia. Gli occhi
erano da assassino e ci doveva ancora lavorare, ma era sicuro che l’attenzione
si sarebbe fissata altrove.
Decise di fare una piccola apparizione in zona densamente abitata per testare
gli effetti.
Alla mensa dei poveri udì valvole mitraliche scoppiare come petardi e
vide ghiandole salivari secernere bicchierate di bava. Alla cassa della Coop
frotte di clienti mettevano mani in tasca a riassestare vistose erezioni. Per
strada oggetti cadevano dalle mani, facce cozzavano distratte contro lampioni,
gomiti sgomitavano, nasi sospiravano. Alla festa delle medie scoppiarono mitragliate
di big-babol, e nugoli di adolescenti si appartarono ebbri di nuove solitarie
ispirazioni. Un successone. Basilio sarebbe stato soverchiato da un’assalto
di ormoni, lui avrebbe avuto un nuovo trono e tonnellate e tonnellate di escrementi
incandescenti.
Con sorriso malefico e risata satanica sparì in una nuovola solforosa,
per riapparire sulla montagna sacra in prossimità del rifugio del sant’uomo.
Una folla di fanatici era in coda per ricevere saggezza dal bravo monaco. Una
coda ordinata lunga otto chilometri e un po’. Kasusu aspettò pazientemente
forse due minuti, poi prese a calciare nel culo chi gli stava davanti guadagnando
la vetta in poco tempo, cosa che lo motivò non poco.
Giunto in prossimità del vecchio si inchinò rispettosamente, agitò
i capelli liberando una nuvola di Feromoni Sessuali Assassini e gli rivolse
un’occhiata che avrebbe squagliato mezza Islanda.
Il vecchietto sorrise bonariamente. Kasusu s avvicinò. Il santo alzò
le sopracciglia in gesto di benvenuto. Kasusu reclinò la testa all’indietro
inclinando gli angoli della bocca in un mezzo sorriso lascivo, lasciando correre
delicatamente le dita sulla pelle delle seriche coscie. Basilio annuì
attendendo confessioni. Il demone si ciucciò il pollice e l’indice
della mano destra per poi ruotarli attorno ad un capezzolo come per sintonizzare
la radio. Il monaco alzò gli occhi al cielo per invocare grazie divine.
L’altro dischiuse lentamente, graziosamente le coscie liberando sentori
di primavera e impollinazione, protendendo in avanti l’inguine come ad
accogliere un turgido mistero. Il santo rivolse i palmi delle mani verso l’alto
e disse “Che Dio ti benedica figlia mia”. Kazuzu scomparve mugugnando
madonne.
Il sant’uomo si stropicciò gli occhi. La bellissima fedele che
aveva davanti era sparita oppure lui si era assopito e si era perso la parte
dei saluti e dei ringraziamenti vari?
Benchè fosse uomo di fede e concettualmente avvezzo al principio del
miracolo in quanto potenzialità connessa al valore simbolico di una vita
retta optò per l’ipotesi più plausibile, certo più
incline a credere in una sua debolezza che in un’immeritata apparizione
della madonna nel suo umile tugurio.
Si, forse era solo stanco.
Si scusò quindi con i fedeli ancora fuori al freddo, chiuse la grotta
con quattro brandelli di coperta e si preparò a riposare.
Indossò le ciabattine, si tolse il cencio che copriva le pudende, si
sedette sulla tazza di ceramica consunta dagli anni, dispiegò il paginone
centrale di Culi e Piselli e si dedicò fischiettando sia alla lettura
che al piccolo grande sforzo che lo avrebbe liberato dei resti dell’ultimo
misero pasto a base di pane secco.