
non c'era che l'uomo.
Apofatico ©2004
"bello quel maglione"; ho pensato ad alta voce? mi guardo intorno e allungo tre passi sull'asphalto. troppo lunghi. mi sono mosso male: quasi un tacchino. poi cosa conta? anche fossi sembrato ridicolo, cosa conta? nessuno ci fa caso: nessuno mi fa caso.
è che io sono morto.
eh, sono morto due ore fa, che c'è di strano? ho avvertito un formicolare del braccio sinistro: ho provato ad alzarmi dal divano per raggiungere l'uscio di casa: sono stramazzato tra divano e porta, con il braccio proteso verso quest'ultima.
sono morto insomma, non è che c'è da stare a spiegarlo. sono morto come si muore: ad un certo punto non ero più vivo. dice: ma come lo sai che sei morto? cammini per strada: non puoi essere morto due ore fa. uè, ma lo saprò io se sono morto o no?
me ne stavo lì, per terra, metà sul tappeto metà sul pavimento. col braccio proteso, sì. un filo di bava tra labbro inferiore e pavimento. morto. me ne sono stato lì fermo per una mezz'ora. non succedeva niente. due palle. ad un certo punto le dita del braccio proteso ho cominciato a tamburellarle: taratà taratà taratà.
taratà.
-
taratà.
un'altra mezz'ora. niente. e allora mi sono scocciato. mi sono alzato e mi sono rimesso sul divano a guardare la tv. niente di strano: aspettavo. che aspettavo? non lo so, ma insomma sono morto, qualcosa m'aspetto accada, che diamine!
niente.
ho aspettato un'altra mezz'ora. sono uscito. ho camminato per un po', e adesso, due ore dopo che sono morto, sono quì, che mi vergogno di poter aver pensato ad alta voce. come mi sento? morto. ma per il resto bene, eh...
vado avanti lungo la via. non mi fila nessuno. se sbatto contro qualcuno, accidentalmente per carità, non è che ci passo in mezzo. no. sbatto proprio. mi scuso, ma quello se ne va per la sua strada. come se nulla fosse. non mi fila nessuno. bah.
quello che però mi fa strano è che non succeda nulla. niente. sono morto e non succede niente. quasi come la vita, in fondo. quasi quasi io me ne torno a casa.
prendo l'ascensore. che sarò morto, ma non c'ho le alucce dietro alle spalle: mi tocco la testa: c'avessi le corna? no. non ne ho. sono io. sono quì. e sono morto. da... due ore e venti. rientro a casa. con le chiavi, sicuro, sennò come l'apro la porta?
ma dentro casa, ecco, c'è 'sto tipo. incazzato, pure, e parecchio.
"dov'è"; che è stato?",
urla.
"come?", dico con un espressione stupita.
"dov'è stato?", incalza avvicinandosi accigliato,
e continua: "è un'ora che l'aspetto, lo sa che i morti
non se ne vanno a spasso in giro? dov'è stato?"
"ma veramente...", sono allibito.
"guardi, lasci perdere che già m'ha fatto perdere
troppo tempo, andiamo... forza."
dio che rabbia! mi sale un velo agli occhi.
"ma senta un po', guardi che io è più di due ore che sono morto, eh... ho aspettato e poi...", voglio far valere le mie ragioni, che diavolo! ma m'interrompe: "senta lei è un tipo polemico, sa? ma io non c'ho né tempo né voglia di far polemica... sù, faccia i bagagli che andiamo."
rimango basito, l'incazzatura sfuma e resto così: a bocca aperta.
"allora andiamo?", dico.
"eh, alla buon'ora.", risponde.
sono morto da poco più di due ore, dicevo,
e già mi sono rotto il cazzo.