
Maria
Nunzio (nunziococivera@tiscalinet.it) ©2002 - il suo sito
Maria sorride posando il telefono, la sua amica
Chiara che lavora al piano di sotto le ha appena detto che ha
un nuovo ragazzo; sorride, ma il suo sorriso si trasforma in una
smorfia di dolore. Lei ha 30 anni, non ha più avuto una
storia seria da quando aveva 20 anni. C'è stato quel breve
periodo con Roberto, lui era stato esplicito: "O me la dai,
o tutto finisce qui!" E da lì, sono trascorsi 10 lunghi
anni. Eppure lei, pur avendo avuto qualche spasimante, ai primi
approcci, sempre accolti male perché la sua timidezza,
i suoi pudori che da sempre hanno avuto il sopravvento sulle sue
sensazioni, sui suoi desideri, quei terribili anni è ingrassata.
Si vede poco attraente, la sua immensa moralità, i suoi
tabù mentali non gli hanno permesso di tirare fuori la
donna che c'è in lei, con desideri e voglie nascoste, sopite.
La sua mentalità gretta e moralista le fa giudicare Chiara
come una gran puttana: l'ha pensato troppe volte, tante che dovrebbe
chiedere perdono all'amica più aperta, più emancipata
e di conseguenza giudicata, additata.
A volte pensa anche lei che sarebbe bello lasciarsi andare tra
le braccia di un uomo e gioire e godere come una puttana, ma non
trova mai il coraggio di lasciarsi andare e soffre in silenzio,
anche se a volte pensa che anche i suoi colleghi sposati sono
uomini. A pensarci, il suo capoufficio sono anni che le fa il
filo, vorrebbe farsela, e anche lei vorrebbe farsi lui con gioia
e senza ritegno né vergogna. Nella sua mente, quegli amplessi
vissuti, mai avuti ma sognati, sfiorati, immaginati nella sua
camera, nel suo bagno, nel suo intimo più profondo.
Il giorno dopo, con stupore e sorpresa, ad un tizio neanche conosciuto
telefonicamente, ma da un articolo sul giornale, la sua amica
Chiara usando il nome di Maria e la sua descrizione, ha dato un
appuntamento nella piazza della città Venerdì sera.
Quel Venerdì sera piove a dirotto, Maria sulla sua macchina
aspetta, poi eccolo: circa 35- 40 anni, alto dentro un montone
grigio, scende dall' auto, indugia un po' sulla soglia del bar,
poi la pioggia battente lo costringe ad entrare.
Maria scende dall'auto, entra nel bar, prende un caffè.
Lo guarda: è carino, sembra simpatico. Lui si vede notato,
si avvicina e chiede.
- "Sei tu?"
- "No, si sbaglia!"
Lui si scusa, fa qualche passo indietro, si siede. Lei consuma
in fretta il caffè, la paura l'assale, lui la guarda con
insistenza, lei esce da quel bar come sollevata, non sa il perché
di quella sua paura. E' finita.
Ritorna alla sua vita monotona. Passano i mesi sempre uguali:
sinora nulla di diverso. Quella sera del 20 Maggio, Maria è
uscita a fare la spesa, poi con le borse in mano, sbircia le vetrine
dei negozi senza neanche molto interesse. Poi un tuffo al cuore:
è lui, l'uomo del suo appuntamento, abbracciato con una
ragazza bassa, brutta ridono felici, lui la bacia, sono innamorati!
Chi è quella schifosa che bacia il suo uomo?. D'istinto
li segue, dentro di lei un senso di schifo, di repulsione, fanno
schifo, si baciano in strada e lui, l'uomo che doveva essere suo,
non si vergogna!. Quelle effusioni per strada, tra la gente, come
ragazzini, fanno schifo. Li segue e dentro di lei cresce rabbia
mista a odio per quella donna, si guardano un poco in giro: sono
come estraniati dalla gente, si toccano, si baciano per la strada
tra la gente, nei portoni, sono persone adulte, comportarsi così
tra la gente senza amore, senza morale come ragazzini. Un crescendo
di tensione emotiva, una confusione mentale, un'agitazione e un
senso di repulsione, devo farli smettere.
- "E che diamine, ci vuole un po' di morale, e voi schifosi
fate vergognare chi vi guarda, contegno. Cos'è questo schifo!"
- "Ma cosa vuole?. Chi è quella pazza, la conosci?"
- "No, non credo, sarà malata! Scusi, signora, c'è
l'ha con noi? Lei chi è? Cosa vuole?"
Un po' di gente si è fermata incuriosita dalle sue urla
e dall'espressione stupita dei due malcapitati.
Maria si guarda intorno, si ricompone con stupore, con disaggio
e con fastidio interiore, si ricompone.
- "Scusate, scusate!"
Si avvia verso casa, due lacrimoni le solcano il viso, ritorna
verso casa con la sua anima piena di solitudine, vuota illusa.