
Le 17.00
alessio saitta © 2002
Tac.
La lancetta grande si mosse ed andò a posizionarsi sul cinque, nell'identico istante in cui la lancetta piccola completava il quadrante compiendo il sessantesimo scatto.
Le cinque.
Prima che fossero le cinque e zero-uno secondi
suonò il citofono.
Rob era ancora una volta TROPPO puntuale, pensai.
Troppo troppo troppo puntuale.
Un piccolo schema prese a delinearsi sul mio foglio mentale, mentre
mi alzavo e raggiungevo il citofono.
problema:
come può Rob citofonare ogni primo giovedì del mese
ESATTAMENTE alle cinque del MIO orologio?
Intanto risposi effettivamente al citofono e pigiai il bottone per aprire il cancello.
a): Rob ha rimesso il suo orologio sul mio.
b): è un caso.
Mi risposi mentre tornavo a sedermi in poltrona.
Ma riguardo a) perchè avrebbe dovuto
farlo?
E se anche l'avesse fatto: spiegherebbe questo il fatto che riesca
SEMPRE ad essere COSI' puntuale?
E poi: è mai possibile che sia il MIO sia il SUO orologio
siano COSI' affidabili da mantenere questa sincronia mese dopo
mese da ormai diversi anni?
E riguardo b): certo può capitare per caso, che uno arrivi talmente puntuale da spaccare il secondo. Ma OGNI VOLTA?
Mentre una nuova possibilità si affacciava alla mia mente Rob suonò il campanello.
c): ALLUCINAZIONI: Rob arriva all'ora che gli pare. Sono io che vedo le cinque spaccate sul quadrante.
Variante di c): non esiste alcun Rob che viene alle cinque ogni primo giovedì del mese.
D'altra parte nel momento in cui gli aprivo la porta di casa, Rob era lì: proprio di fronte a me.
"Ciao Al, come va?" disse.
"Benino..." risposi andandomi a sedere di nuovo in poltrona.
Come al solito Rob venne a posizionarsi in piedi alle mie spalle.
"Solo 'benino'?" chiese, mentre le sue dita con la consueta
delicatezza scandagliavano la mia nuca alla ricerca della fenditura.
"Bè, non saprei dirlo con esattezza, ma mi sembra
che penso troppo ultimamente..."
"Pensi troppo?"
"Sì, a qualunque cosa. Mi nascono un sacco di domande."
"Mmmm" disse Rob mentre faceva scattare la sicura della
calotta, scoperchiandomi il cranio.
"In effetti la scatola del coprocessore della realtà
qui, sembra calda..."
"Davvero?"
"Si. Forse basterà abbassare leggermente il discrimine..."
disse mentre lo sentivo cominciare ad armeggiare nella mia testa.
E improvvisamente fu come se finalmente fosse tornato il silenzio dopo un lungo chiasso... Come aria cristallina dopo una tormenta.
"Va meglio adesso?" chiese Rob.
"Si. Meglio... Molto meglio."
Erano le cinque del primo giovedì del
mese.
Meno male che Rob era arrivato.