
by alessio saitta
(prikedelik@katamail.com) ©2000
improvvisi gli uomini divennero lupi e si misero
in caccia, in caccia di lui.
era braccato, seguito, controllato, forse addirittura accerchiato.
sapeva bene di emanare un qualsivoglia odore, e sapeva bene ch'essi
avrebbero tanato ogni qualsivoglia odore. era fregato: era stato
fregato fin dall'inizio.
decise di rifugiarsi nella foresta, ma la foresta non arrivava
mai... meglio così pensò: probabile che nella foresta
sarebbero stati più a loro agio, adesso ch'erano lupi;
ripensò a quando erano stati iene, a quando erano stati
struzzi.
una volta erano stati amici, lui e gli uomini, ma poi gli uomini
avevano cominciato a trasmutare, e da allora, a poco a poco erano
stati sempre meno uomini, sempre per meno tempo. perchè
lui non trasmutava con loro? perché era sempre l'unico
a rimanere uomo? ripensò a quando era un cucciolo, e giocava
con tutti gli altri a nascondino; si giocava all'inglese, che
uno solo scappava e tutti gli altri lo cercavano: era ancora lo
stesso, toccava sempre a lui, di scappare.
Decise di scavare una buca profondissima e di nascondercisi dentro;
quando già aveva scavato via quasi mezzo metro di terra,
gli venne in mente che non avrebbe potuto respirare senza un qualche
speciale accorgimento, e quindi lasciò lì conficcata
la pala ed andò subito a procurarsi un qualche speciale
accorgimento.
Rientrò di corsa in casa e cominciò a frugare in
tutti i cassetti. In un turbine di panni e cartacce ispezionò
tutti quelli del comò e della scrivania: niente! Passò
alla sala da pranzo: niente! Alla cucina... Ecco! trovò
una busta piena di cannucce e cominciò ad infilarle una
nell'altra per vedere quanto veniva in metri: dopo mezzora era
ancora lì e ne aveva travagliosamente infilate otto: un
metro e mezzo... circa.
Intanto molteplici paia d'occhi avevano già pattugliato
il cinema e la ferrovia. Erano divisi in squadre. Avevano dei
fischietti. Camminavano felpati in lunghe righe compatte, salendo
le colline e discendendo le valli. Levavano il naso in aria ed
il pelo era loro & lucido, sotto la luna piena, che quando
spesso qualcuno si fermava ad affilare le unghie, ESSE, le unghie,
brillavano azzurre e guizzanti, come pomelli di metallica malignità.
Lui, nel ripostiglio, aveva trovato maschera e bombole, e già
che c'era prese anche le pinne e tornò alla sua buca, ove
si vestì: indossando il respiratore non riuscì a
sputarsi nelle mani, prima di impugnare la pala e ricominciare
a scavare.
Si era seppellito da appena cinque minuti, che sentì la
ronda passare sopra di lui... li sentì soffermarsi ed indugiare
e ripartire, e benedisse il suo speciale accorgimento, e stette
quieto per quasi tre ore ( nelle quali ore i lupi trasmutarono
in balene, e rimasero a boccheggiare & sbatacchiare la coda,
sparpagliate sostanzialmente a cazzo, per tutto il territorio).
Poi a lui finirono le bombole, la qual cosa lo portò a
riconsiderare il fatto nudo & crudo, del suo essersi appunto
seppellito!
Scavò con tutte le sue mani e con tutta la sua fretta,
spingendosi su tutte le sue pinne, ma per quanti sforzi fece,
non riuscì a trovare un varco, per uscire di sotto quelle
balene ansanti che comprimevano il terriccio in un muro di sassi
e conchigliette e cavallucci di mare fossili.
Come appunto anche lui divenne: fossile, a causa di un insulso
quanto azzardato trasmutare incontrollato, da altro che da sè
medesimi.
mentre gli altri, e dico gli altri, anch'essi divennero scheletri
e carni sfatte, nel sole pomeridiano di un autunno inoltrato.