
by Tanino Stella
(tanino@popmail.com) ©2000
Quando i due uomini suonarono, Mario andò
ad aprire: essi si presentarono « Io sono il sergente Spark
e questo é il mio addetto; siamo qui per il generale Mario:
é lei il generale Mario? »
« Si, sono io... »
I due uomini scattarono sull'attenti; il sergente disse in tono
marziale
« Allarme Rosso, Signor generale! Si é aperto un
nuovo fronte proprio venti minuti fa! Abbiamo incarico di condurLa
sul posto al più presto, Signor Generale! »
« Al più presto quanto? » Chiese il generale
« Al più preso al più presto » gli fu
risposto.
E fecero presto davvero, che difatti il fronte era proprio lì
vicino: appena voltato l'angolo.
« Così questo sarebbe il fronte? » Pensava
Mario. « Me lo aspettavo... Che so... Diverso? Forse appena
un po' più ampio. Un po' più degno della mia attenzione.
E poi guardate che disordine! Che sporcizia!»
«Ma vi pare un fronte, questo? Vi pare dignitoso?»
Esclamò improvvisamente il generale.
Il sergente e l'addetto si scambiarono un'occhiata interrogativa;
poi il sergente scattò avanti di un passo e batté
i tacchi.
«Ci é stato assegnato questo, Signore. E' l'unico
che abbiamo, Signore!» Rispose urlando.
«Ti ho forse chiesto se ne abbiamo un altro, sergente?»
«No Signore, effettivamente no, Signore! »
«E adesso rispondi, sergente: ti pare dignitoso? »
«No Signore! »
«No signore cosa? »
«No che non mi pare dignitoso, Signore! »
«Ah beh! »
Il generale mosse nervosamente qualche passo lì attorno
ed infine estrasse il binocolo. Scrutava l'orizzonte. Forse riusciva
a guardare sino al mare.
«Si vedono dei gabbiani laggiù » Disse ad un
certo punto « Com'è che si vedono dei gabbiani?»
«Dove c'è il mare c'é i gabbiani, Signore
» Azzardò l'addetto al sergente.
«Tu dai risposte semplici, soldato. Come si trattasse sempre
di domande semplici. »
«Non capisco, Signore »
Il generale Mario si fermò e sbuffò sonoramente,
accennando all'addetto al sergente.
«Venga qui un momento, le dispiace? »
L'addetto si portò a circa due metri da lui, proprio di
fronte a lui.
«Ancora un passo, venga proprio QUI! Coraggio...»
L'addetto obbedì, e non appena fu a tiro il generale gli
agguantò le palle.
«Com'è che si vedono i gabbiani? Eh? Figlio di mignotta!
Com'è che si vedono i gabbiani?» Cominciò
all'improvviso ad urlare, mentre gli spappolava i testicoli nel
pugno.
L'addetto svenne quasi subito. Quando il generale abbandonò
la presa, si accasciò come un sacco vuoto, rimanendo accartocciato
in una buffa posizione.
« Mi segua sergente » Disse poi incamminandosi verso
il fronte.
Il sergente lo seguì e camminarono circa cinque minuti,
nel fango e nel sangue della prima linea. Poi, quando cominciarono
ad udirsi i primi spari, si acquattarono sotto un cespuglio.
« Mi dica, in tutta confidenza, chi é il nemico?
» chiese a bruciapelo il generale Mario. Il sergente tossì.
« Naturalmente ci sono i crucchi, Signore... e poi i musi
gialli & quelli rossi... ed anche qualche muso nero! Formano
un enorme branco tutto sotto le colline, e non smettono mai di
sparare da questa parte. Pare che abbiano parecchi cani, Signore.»
« Chi li guida?»
Il sergente tossì ancora, ma stavolta si vide benissimo
che lo faceva apposta per vincere l'imbarazzo.
« Leader ignoto, Signore...»
«Bene! Ecco qualcosa da fare, finalmente! Dove sono i suoi
uomini, sergente? »
«Sono tutti qui Signore, tutti sotto la botola » rispose
indicando il terriccio davanti ai suoi piedi « Pronti ad
eseguire ogni Suo ordine!»
«Bene. Ne mandi due in esplorazione. Voglio sapere chi é
il loro leader!»
Il sergente sollevò la botola. Mille occhi preoccupati,
emersero nello spiraglio di luce che tagliava il buio denso del
bunker. Il Sergente ne indicò due paia.
« Tu e tu! Venite fuori!»
Quelli vennero fuori tenendosi per mano. Si fermarono incerti
e poi uno alzò un dito ed indicò prima lui stesso
e poi il suo compagno.
« Noi?» Chiese con un filo appena di voce.
« Voi, sì! Proprio voi due...» Rispose il sergente
«Andate avanti e scoprite qualcosa. Scoprite chi é
il loro leader, se potete, e poi tornate a riferire!»
Quelli partirono: appena superato il cespuglio si buttarono a
terra e cominciarono a strisciare.
«A proposito del suo addetto » Disse poi il generale
al sergente « Sarà meglio, molto meglio che se ne
cerchi un altro»
Il sergente storse la bocca: stava per dire qualcosa...
« Che c'é?» lo anticipò il generale.
« Nulla Signore»
« Tanto quello era completamente idiota»
« Certo Signore!»
Poi se ne stettero lì per un bel po' di tempo. Il generale
che batteva nervosamente il piede, ed il sergente che pareva inamovibile,
ma tra sé e sé canticchiava i ritmi suscitati proprio
dal battere del suo superiore. Come quando si é in treno.
Tum-ta-ta-tum-ta-tum-tum.
Poi il generale si fermò. Guardò il cielo e si passò
una mano tra i capelli.
« Dove cazzo sono andati a finire?»
« Devo mandare qualcuno a vedere, Signore?»
« Ecco, bravo. Manda qualcuno a vedere »
Il sergente risollevò la botola del bunker.
« Tu!» Ordinò nel buio.
Ne uscì un ragazzo alto e muscoloso. Un colosso biondo.
«Vai a vedere dove si sono cacciati i tuoi camerati!»
Il colosso saltò il cespuglio e si allontanò correndo
velocissimo, con falcate lunghe e regolari. Era poderoso, irrefrenabile,
bellissimo mentre correva.
Dopo appena dieci minuti era già di ritorno.
« Trovati, Signore!»
« E dove sarebbero?»
« Proprio qui dietro, Signore: sono morti. Li ha freddati
un cecchino mentre si facevano una canna sotto un faggio.»
« Sicuro che siano morti?»
« Sicuro, Signore!»
« Sicuro che fosse un faggio?»
« Sicuro, Signore!»
« Sicuro che stessero facendo una canna?»
« Sicurissimo, Signore!»
« Una canna di cosa?»
« Prego, Signore?»
« Di nero? Di marocchino? Di afgano?»
« Non saprei dire, Signore. Comunque ho qui la canna, Signore.»
« Fai un po' vedere... » Disse il generale Mario allungando
una mano fornita d'indice e medio divaricati.
Quando la canna gli fu passata la rigirò per un attimo
tra le dita, poi estrasse l'accendino e l'accese. Diede un paio
di tiri e si sollevò un paio di volte sulle punte dei piedi.
« Nero!» Sentenziò con apprezzamento «
Si metta a verbale che si fermarono a fumare del nero!»
Continuò a dire tra un tiro ed un altro.
Quando arrivò al filtro buttò la canna per terra
e la spense con una rapida rotazione del tacco.
« Precisione, ci vuole, in queste cose...» Fu udito
mormorare il generale Mario.
«Almeno la mattina non è andata sprecata del tutto»
Concluse in ultimo mentalmente.