sturiellet!

(numero22)


 

MIGLIAIA.

 

by alessio saitta (prikedelik@katamail.com) ©2000

 

 

Migliaia: essi erano migliaia... e varcarono le porte e spalancarono i cancelli, ed irruppero tutti & tutti assieme, scoppiettando e strepitando, essi irruppero nel recinto.
"che ci fa tutta questa gente sulla mia terra?" pensò Barnes caricando il fucile. corse fuori nell'aia e sparò un colpo in aria, ma nessuno si scompose, anzi, essi adesso lo guardavano divertiti...
"oh oh, il vecchio Barnes s'è incazzato, ragazzi" Sentenziarono quasi all'unisono, con sorprendente uniformità di pensieri, "mi sa che stavolta si è proprio incazzato!".
d'altra parte era quasi estate, ed il sole mulinava lì attorno e tutti affascinava: Barnes e la moltitudine, Barnes e le migliaia.
migliaia d'occhi, migliaia di bocche, migliaia di sorrisi, migliaia di cavalli che li accompagnavano: migliaia, a furia di ripeterlo, quasi non aveva più senso: migliaia.
migliaia paia d'occhi si voltarono verso la grande quercia: il cappio ancora penzolava, logoro e robusto, ancora penzolava a causa della leggera brezza, odorante di sangue, di morte e di cavalli. già, perché migliaia d'essi, e ciò é lapalissiano, dovevano per forza cavalcarne migliaia, di cavalli... ed uno per il papà, ed uno per la mamma, ed uno per lo zio, forse in effetti erano anche qualcosa di più, che migliaia, di cavalli.
forse erano migliaia di sogni, di illusioni, di semplici raccapricci; chi avrebbe mai potuto intuirlo?
non loro, le migliaia, non Barnes, il solitario vecchietto col fucile, perennemente incazzato con la ferrovia, con le vacche ed i cavalli e -non da ultimo- con le migliaia di invasori che quotidianamente scacciava dalle sue terre.
ma ora c'era il sole, e Barnes quasi si commosse, a vedere tutte quelle migliaia accovacciate sul suo prato, che cucinavano fagioli e stufato, e che ridevano e lo guardavano, nel pomeriggio polveroso.
sparò ancora in aria, così, solo per vedere se qualcosa vi fosse, in procinto d'accadere, ma nessuno gli badò, ed allora si sedette e chiacchierò con loro ed accettò financo un piatto di fagioli ed una scodella di stufato.
e le migliaia avevano per lui migliaia di premure, migliaia di domande... era lui che non capiva, e non sapeva rispondere, era lui che non sentiva e non voleva parlare.
"vecchio Barnes, ti senti solo?"
"vecchio Barnes, che cazzo ci farai di tutta questa terra?"
ed infatti la sua terra, andava dal cactus al mare, passando per la grande quercia, ma lui, lui mai l'aveva vista tutta... sapeva che le sue vacche talvolta pascolavano in posti meravigliosi, dove l'erba era verdissima, a quanto poteva giudicare dai pochi fili stropicciati che ne vedeva nella stalla.
sapeva che le migliaia, amavano la sua terra, senza volerla possedere: essi amavano il percorrerla al galoppo, l'attraversarla, il sentirne il vento sibilare tra le orecchie dei cavalli.
sapeva, sapeva bene, che essi avevano acceso fuochi di bivacco, nelle regioni più intime, della sua verde terra di colline e di pinete e di anfratti e valli nascoste...
cosa poteva farci? egli solo li vedeva quando per caso, essi si accampavano vicino alla sua baracca: solo allora, egli solo, poteva tentare di scacciarli, ma tanto loro non se ne curavano, e lui, lui proprio non aveva voglia di sparare, se non in aria.
non si intimidivano, non si spaventavano!
eppure il fucile, il lucido metallo nero, spaventava i lupi, e gli indiani, ed i coyotes... perché non spaventava loro, le migliaia, che invece spaventavano lui?
egli così pensava, mentre tranquillamente sedeva con loro, a mangiare i fagioli amari ma ancora caldi.
con loro cantò e con loro mangiò, e con loro, ancora, passò l'intera nottata a raccontarsi storielle. sempre desiderava, però, di trovare un modo un giorno, di scacciarli.
essi non se ne curavano, però. essi sembravano anzi dire: "che accade, vecchio Barnes? forse non ti andiamo più bene? hai qualcosa da dirci? diccelo vecchio Barnes!"
ma non era questo, non era questo... egli avrebbe voluto, che un giorno sparando in aria, essi finalmente fuggissero come piccioni, in uno stormo di terrore, ed in fretta guadagnassero il cielo.
e così acconsentiva, a quelle serate allegre, condivise tra l'odio e l'amore della compagnia e sempre arrendendosi, sempre incazzandosi, sempre in fondo desiderando che un giorno il suo fucile, di tutto e di tutti potesse avere ragione.
egli cordialmente, non poteva se non odiarli, e per quanto li odiasse, lo stesso non trovava niente di meglio, la sera, che sedersi con loro a mangiare, e chiacchierare, e sentire le migliaia di storie, che solo le migliaia, sapevano raccontargli.
così passò l'estate, e passò il sole e passarono i fiori, che silenti e molteplici, sino ad allora avevano coperto le sue terre, e passarono anche le migliaia, che non tornarono più, quasi fossero stati solamente un prodigio estivo, della sua terra sconfinata.
Passò l'autunno & poi passò l'inverno, ed egli si chiese, alla fine, dove fossero andati: se magari su altre terre, presso altri sconosciuti Barnes, oppure se fossero veramente, a loro tempo, appassiti insieme ai fiori estivi; ed alla fine smise pure di pensarci, pensando che tanto sarebbero tornati, sbocciati nuovamente come i fiori, nei prossimi nuovi giorni di primavera, essi così, naturalmente, sarebbero sbocciati.
Ed invece non vennero più e lo lasciarono solo, lui, che ancora desiderava di scacciarli; e poi venne a sapere per caso che si erano spostate sulle terre di un altro, le migliaia, e con quest'altro dividevano lo stufato ed i fagioli... e seppe anche che ogni tanto, per divertimento, quest'altro usciva nell'aia sparando in aria, e le migliaia facevano finta di scappare, appena oltre il recinto... beh non sapeva spiegarselo nemmeno lui, ma gli appariva evidente che in realtà era geloso! mai lo avrebbe creduto possibile, eppure gli mancavano da morire, quelle migliaia... "chissà" si diceva, "magari se fossi stato più simpatico, più accondiscendente, se una volta almeno avessi portato qualche bottiglia di birra fresca... magari pure per me avrebbero finto di scappare..."
e sospirava nella sua terra ampia & solitaria.


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