
by Sula Bassana
(uno_nept@yahoo.com) ©2000
Se fossi a casa , telefonerei subito a qualcuno,
anzi quasi quasi telefonerei a Daniele per raccontargli cosa mi
è successo, ma è troppo presto e comunque non ho
più soldi. E' vero che in Inghilterra i telefoni funzionano
anche con le carte di credito, ma le poche volte che ho provato
compariva la scritta 'remove your card' poi penso che le amministrazioni
inglesi siano troppo didascaliche ed assistenzialiste, e quindi
tutte queste istruzioni e questi moniti che al principio mi divertivano
perché pensavo agli inglesi cosi rincoglioniti che bisognava
dire tutto poi mi hanno iniziato a smuovere sentimenti di ansia
- tipo límmagine di una gonna lunga che finisce per incastrarsi
nella scala mobile affissa coscenziosamente ad ogni stazione della
metro mi mette in uno stato di allarme nonostante non possegga
alcuna gonna lunga.
E ieri pomeriggio ho fatto le valige perché volevo avere
tutto pronto. Sto imparando quanto sia bello aiutare seí
stessi e quanto ci si ringrazi per gesti del genere.
Cosi, grata a me stessa e armata di un senso di vittoria su me
e sulla mia difficoltà a cedere a meccanismi organizzativi,
scendo le scale con uno zainone sulle spalle, una borsa tipo quelle
da palestra , messa a mo' di zaino ma davanti, la mia borsa e
la busta delle scarpe che ho comprato ieri ma che è fatta
tipo zaino pure lei solo che ha due cordini che ti segano la spalla
piena di quelle cose che è meglio tenere con sé.
E insomma scendo le scale e arrivo alla fermata di fronte casa.
Sono le 6.45, tra le 6.45 e le 7 devono passare ben 2 autobus
185 che mi portano a Victoria entro le 7.20. L'autobus arriva
alle 7.10 e si rompe in mezzo al cammino alle 7.20.
Chiedo all'autista come mai fosse in ritardo e lui mi risponde
che c'era traffico e poi gli chiedo dove fosse l'altro 185 che
doveva passare e mi risponde che era bloccato dal traffico.
E così l'autobus si rompe così scendo di corsa seguendo
le masse di uomini imperturbabili che non si lamentano e selezionano
rapidamente la soluzione per quel problema e salgo su un 13 che
ha l'apertura più antica tra gli autobus londinesi, cioé
è sempre aperto.
Salgo e dopo una fermata mi cacciano perché è troppo
pieno. Io supplico in inglese, supplico la signorina, ma lei mi
fa scendere.
Aspetto l'autobus dietro ma giace fermo a 200 metri da me perché
ci sono i lavori e c'è quindi il traffico bloccato.
Alla fine arriva e io salgo.
Dopo due fermate mi accorgo di aver lasciato la busta delle scarpe
alla fermata.
La questione è: salvare i cd che con amore e con gli ultimissimi
soldi ho comprato a caro prezzo nonchè la macchina fotografica
usa e getta ed altre stupidaggini o abbandonare perchè
sicuramente qualcuno l'ha già rubata e poi questo senso
di meritarsi le punizioni dovute agli sbagli e la sensazione di
incapacità e di inadeguatezza.
Ma invece scendo.
Corro verso la fermata e mi guardo da fuori.
Mi guardo da fuori perché tutti mi guardano e mi vedono
correre piangendo zoppicando perché qualche giorno fa mi
ero slogata la caviglia.
Trovo la borsa alla fermata e vedo passare nell'altro senso il
pulman, quello che partiva alle 7.25 da Victoria e che mi portava
a Luton per soli 3 pound.
Corro e lo fermo.
Penso, vedi che si sta aggiustando tutto, vedi che non sei una
persona rincoglionita e sfortunata, anzi, sei fortunata.
E il pulman andava al deposito.
Sono le 7.50, mi siedo e piango.
Passa un camion mi chiedono che è successo.
Io mi rivedo da fuori.
Penso a me che dimostro 17 anni che piango e che mi vedo e penso,
ma guarda 'sta ragazzetta esibizionista, ma c'é davvero
bisogno di piangere in mezzo alla strada?
Cosi mi metto a dare un valore a quello che sta succedendo, cerco
una unità di misura che mi faccia pesare quello che ho
perduto e quanta importanza ha.
Torno alla fermata avendo guadagnato la rassegnazione ed avendo
abbandonato l'affanno.
Prendo l'autobus e arrivo a Victoria.
A chi devo rivolgermi per sapere che devo fare ora?
Vado alla biglietteria ferroviaria e incontro la prima persona
scortese di tutta Londra. Aspetto davanti ad un ufficio informazioni
ma mancano 5 minuti alle 8 e apre alle 8 e già c'é
la fila.
Mi rivolgo a qualcuno per strada che mi dice di prendere la metro
perché il treno parte da King's Cross.
Prendo la metro spendendo gli ultimi pound.
Arrivo a King's Cross.
Un calmissimo ed amorevole bigliettaio mi fa il biglietto che
pago con la carta di credito e mi dice che dopo 4 minuti c'é
un treno che parte da una stazione a due isolati da lì
che mi porta a Luton alle 9 e 10, il mio aereo è alle 9.25.
Corro. Arrivo. Prendo il treno.
Ora sono sul treno e vorrei chiamare qualcuno per raccontare quello
che mi è successo.
Questo stato di tensione frenetica e fisicamente faticosissima
in cui sono stata per questi minuti stride con la calma del treno.
Ho vissuto questi ultimi minuti abbandonata, quasi dimenticata
ed il treno è il mezzo più rassicurante e confortevole
ma non riesco a fidarmi.
Così riscrivo quello che mi è successo per passare
da uno stato di caos ad uno di immobilità facendo in modo
che il passaggio non sia troppo brusco e facendo in modo di potermi
ricordare quello che mi è successo.
Ora aspetto di arrivare a Luton e aspetto di vedere se arriverò
in orario.