
by alessio saitta
(prikedelik@katamail.com) ©1997
Se poi DAVVERO vuoi piantarla lì, allora basta DAVVERO piantarla lì, senza perdersi in altre storie - del tutto inutili - su come e perché, o sul momento più opportuno che bisognerebbe attendere... Macché! Piantala lì e non ci pensare due volte: solo il fatto che un simile pensiero abbia potuto proporsi, ecco che solo questo già è in effetti un segnale, che forse è proprio il caso, di piantarla lì.
Nessuna voglia di compromettersi. Sceglie la strada dellla
purezza assoluta senza mangiare senza bere e senza guardare. Il
difficile è scansare i suoni. Per quello non c'è
vero rimedio. Sono dentro la sua testa alcuni di questi suoni.
Non li ascolta affatto: li produce.
Risatine e proposte oscene. Sorrisini. Gemiti.
Vorrebbe un panno nero a volte, da bendarcisi il cervello.
Egli riscrive un canto manicheo.
Riadatta e lima le sillabe: Mazda, Mazda, Mazda.
Il suo stesso corpo - che filtra il mondo in pensiero - purezza.
Se lui tornasse indietro, troverebbe già altri che occupano
la linea di partenza. Non c'è più posto per lui,
anche se lui non lo sa.
Lui corre avanti perché è la sua missione. Ci pensa
sì, a tornare indietro, ma mica per farlo davvero... Ci
pensa così, come a quello che magari, se proprio non ce
la facesse più. Ma ce la farà: ce la metterà
tutta per farcela, ed in questo senso la sua abnegazione è
la sua salvezza.
Fuggo il Gufo, che altro?
Sono stufo.
Sono (1) terapia
salvate la Pia
solo una terapia
ma cosa estraete?
Ma cosa d'extra siete?
Non la qualità dello strumento
il disprezzo
il tempo della compassione
rimozione
(forzata)
UN PENNACCHIO DI FUMO!
Senza giubilei
non si ritorna a casa
e si rimane così
si rimane così
sì!
Si rimane così!
Maschietti repressi
maschietti repressi
io sono (1)?
O non sono nessuno?
Mi si accellera il fiato
mi si taglia il respiro
ossigeno & noce moscata
mi si taglia il respiro.
Eppure RESTO vivo.
C
(che rallenta e progredisce)
C
(che non si ferma)
C
(tra le idee sulla pelle nei nervi nelle vene)
P
(e non ha niente di più)
ed andando verso dove?
Ci sono e non ci sono
NON CI PIOVO
un eccesso di Dio
questo è il cammino vero
per come si veda dall'alto
non c'è scampo non c'è scampo
eppure cammina ancora
e regge sincero
il suo nero
cero.
Perché all'inizio
io parlavo di tutta una casa
ed era lì accanto
e si buttava giù il muro di mezzo e questo era tutto
le nostre case erano solo nostre
e non c'erano voci nelle stanze in disparte
non c'era nessuno che non dovesse esserci
ed eravamo noi due
(e sempre si mente un po')
e non lo so come
ma poi la casa era solo una stanza
e non quella e basta
una stanza senza porte
con le tendine che si possono pure scostare
a volerle scostare - certo
ma intanto si sente tutto
e un po' di curiosità magari
ma sbirciare non è spiare
oppure si spia per timidezza
o paura di venire a sapere
che sei proprio nel culo della casa
dove c'è appena un camino
caminetto
caminino
piccino
appena un teporino.
Si rallenta così
che sembra quasi una tristezza
e poi un tono che aspettavamo
ed il cuore lo segue
ci si pompa
ci si spompa
tutto quello che conta.
Non sono l'ago e non sono il filo che venga a rammendare i
vostri cuori strappati: non ci contate, davvero, non ci contate
affatto. Io vengo per ben altri motivi: vengo a nutrirmi del vostro
affanno.
Io sarò lì a seminare dubbi, a rifocillarvi d'impulsi
inesatti, di pulsioni contraddittorie. Non potrete seguirmi e
tantomeno venirmi incontro. Io per voi non esisto, lo so.
Ho spesso osservato la mia ombra mescolarsi alle vostre, come
si struscia un gatto infedele. Ho avuto fin troppo chiare le percezioni
del limite.
Il mio passato m'è testimone.
Mai avuta davvero, tutta questa buona volontà.
Sempre mossi in ossequio ad incofessabili fini.
Altroché.
Senza parlare a lungo.
Smettendo infine di tornare e tornare e tornare sempre sullo stesso
punto: non abbiamo bisogno di queste finzioni. Noi no, davvero,
non ne abbiamo bisogno. C'intendiamo alla perfezione, come due
sordi che per giunta mai si siano veduti, neanche sappiamo della
reciproca nostra esistenza. Quale miglior auspicio, per una lunga
connivenza?
Non si attraversano i muri a caso.
Non basta ciò, come garanzia?
Dissapori e dissensi a specchio, a ritorsione.
Impressioni d'aver dato l'impressione che si fosse impressionati.
Impressionante ed espressivo.
Potremmo condividere un volto, ed usare i rimarenti in un sistema
coerente.
Un solo volto una sola firma, 1000 attendenti.
Subalterni ad albero, a proteggere le nostre intimità,
fine ed origine delle leggi, causa efficiente, motivo.
Ma come puoi fuggire il Gufo?
pure che sei stufo
il Gufo è nel tuo petto
e ci sta già stretto.
Sudorazione. Umore. Colore.
A volte meno chiaro, a volte meno chiaro.
Non è del tutto certo d'averci capito qualcosa: colpiamolo
ADESSO, confondiamolo.
E' del tutto inutile - certo - ma facciamolo lo stesso!
L'ago pure chi lo buca?
Che sono tutte queste letterine che vanno a spasso e svolazzano?
L'ago chi lo buca?
Che sono queste piccole ubriacature?
Abbiamo deciso di dare?
Abbiamo deciso di andare?
Ora basta.
Ci vuole di più.
Qui non vedo segni ammonitori o cieli che si aprono e nemmeno
fulmini inaspettati che segnino il posto esatto sulla terra. Non
ci sono elementi. Nessuna chiara volontà che si possa dire
"Ecco! QUESTO è quel che si vuole da noi." Niente
di niente di niente.
Non succede mai nulla che proceda da intenti più alti.
Non ti si sta sfidando a capire. Questa è un'idea del
tutto sbagliata. Il senso non fugge perché tu lo vada a
cercare.
Pronto?
...Mi sa che non c'è canale.
(Si può controllare?)
Pronto pronto pronto!
(Lo sapevo, lo sapevo)
Faceva tanto freddo da sbatterlo giù dal letto di buona
alla luna, d'azzurro, carica di significato. Questo muovevo, ed
era finita! Sei livelli, oltre il mio solito, sordo, mie schegge
ghiacciate.
Dovevo invece stare per toccare e pizzicare i nervi, flebile sole
delle prime a qualsiasi cosa - senza mai dolcemente, ed avrei
mostri inesperti, che spesso o appena avessi potuto. La cosa più
importante IL MALESSERE INTERNO, e sapeva troppo tempo al sole,
una volta raggiunto - anche insomma il mio nuovo di non farlo,
dapprima, ma poi l'abilità, tenendolo sempre alla delizia
del suo stesso e teso, senza usarlo troppo. A volte poi PUDORI.
Fieramente. Nel ricavare - di sogni senza interruzioni - farebbe...
E' invece del tutto azioni, dormire senza temere fini, lungo la
sua rotta, qualcosa che lo insonnia.
Perdente ma questo è un altro discorso - che forse nemmeno
vale la pena di fare - perché sarebbe tutta mia, la pena,
e allora?
Chi me lo fa fare?
Non temerò il terrore.
Questo dovrebbe bastare, o mi si chiede ancora di più?
A volte avrei voglia di trattarla/i male, e secondo me è
NORMALE.
Qualcosa che faccia pensare. Che faccia dubitare
[Adesso, adesso, che fretta c'è? Mica lo dobbiamo fare
subito. Quando lo avremo fatto, lui sarà completamente
cancellato (deleted, erased) e non avrà più alcun
senso parlare se lo abbiamo fatto prima o dopo, presto o tardi,
etc. Davvero, quando sarà cancellato lo sarà ab
origine. Nessuno ne avrà mai sentito parlare, nè
dopo nè più.
E allora che fretta c'è? Rilassiamoci tutti, e disponiamoci
a guardare che cosa avrebbe fatto, se non lo vessimo cancellato
- come in effetti stiamo per fare, e lo faremo - certo che lo
faremo!]
Urlare. Abbracciarsi a qualcosa, a QUALSIASI COSA ci si possa
abbracciare, che non è mica facile, mica facile davvero.
Ormai non mi frega più un cazzo di essere SINCERO.
Seguo una strategia.
Seguo una strategia?
(e quale, per cortesia?)
Ebbene:
io seguo la MIA.
Adesso mettiamo qualcosa in mezzo.
Un semplice coprir le pupille abbassando le palpebre ed allora:
arancione.
Un certo calore alla base dei capelli.
Dirigo il viso e correggo le angolazioni delle ombre. Dove lo
metto il naso?
[Il naso]
Adesso vediamo il caso.
Vediamo SE è il caso.
Ambientarsi è sin troppo facile.
L'atmosfera è amichevole e confortevole, fin troppo, ecco:
fin troppo, perché alla fine dovrai pur dare qualcosa.
E conoscerai la misura?
E' superar la misura, quello che fa paura.
Per certi versi la sua era una posizione pura.
Tutte le sue scelte ancora ai suoi piedi.
Doveva/poteva muoversi adesso, o non sarebbe più - mai
più - stato lo stesso.
Com'è che tendo tendo tendo e il movimento poi inizia proprio
dove finisce e non c'è scampo davvero tendo e non rendo
e non passo - dal qua al di là - non passo proprio, io
non mi muovo?
La stessa sensazione - di nuovo.
E' lo sfondo che sembra sfuggire.
Questo si può arguire.
Fascino del tic-tac-tac fascino e morbo.
Me lo sorbo.
Tutto me lo sorbo.
Ancora un attimo e vedremo di andare più lontano. Ancora
un attimo e saliremo il primo gradino.
Tempo e tempo, repentino.
"Si sentono dei fischi che mi stringono la testa."
In coda ad ogni tuo biricchinismo, quasi una cerimonia intera,
con degno inizio e degno finale,
e quasi quasi non fa nemmeno male.
Marciare, marciare.
"Si sentono dei fischi che mi stringono la testa."
Quello ha un lavoro di neve.
Possiamo dire QUASI di tutto.
Ed il limite non è una censura cosciente, ché quella
non si esercita - e se si esercita, non si esercita a vuoto.
Il limite è ancora più vago, e retrocede di ora
in ora.
Ma non si deve seguirlo, ché ci porterebbe soltanto a spasso,
indietreggiando di qua ed avanzando (lui) di là potremmo
al limite mantenerci al centro, del limite, senza mai davvero
però poter chiamare qualcosa
'una vittoria'.
E starsene invece fermi?
Lasciare che il limite ci scavalchi e si allontani come se fossimo
un tronco di traverso che alla fine resta nel buio, fuori limite
e pure fuori speranza, dove nemmeno più si accendono le
lampadine.
"Si sentono dei fischi che mi stringono la testa."
Umori al limite, sul bordo del rasoio, dietro ed oltre il suscettibile.
Hai visto per caso qualcosa d'interessante?
Ancora un negozio di scarpette?
Non un altro, ti prego!
Eco nei corridoi di musiche incostanti e ritmi fuorvianti.
Dovresti far pagare il biglietto, per QUESTO, lo sai?
Il suo pancino di giada,
solo che avessi un tatto a colori, questo:
il suo pancino di giada.
Gongolando e smerigliandosi piano
come zucchero piano
coprirò i tuoi capelli con un velo
di maldicenza e di sospetto
appena un velo per piacere
non lo do certo a vedere
tu sarai il fiore
ma io sarò lo stelo
mio dolcissimo
amore ecco,
ecco:
per (1) pelo.
Asciutto il fluire lento di materia oltre le sbarre di questo
alito, oltre il colore d'iridi raggi labili.
Questo è BRICOLAGE DI MONDI, densità in risvolti
e definite riflessioni irrisolte, irrisioni irreversibili sino
al panico e spesso oltre: sino al PURO panico!
"Il silenzio scese come un sudario pronto a polverizzarsi al primo movimento - una folata di vento come una zampa di gatto - portando fino a lui un alito di Panico. Piccole zampe di fantasma gli percorsero la spina dorsale, facendogli rizzare i peli sulla nuca proprio nel punto in cui il centro della morte si incendia brevemente al momento della fine di un essere mortale - e - non temeva il Panico, l'improvvisa, intollerabile consapevolezza del fatto che ogni cosa è viva. Era lui stesso un emissario del Panico, della conoscenza che l'uomo teme più d'ogni altra: la verità sulle proprie origini. E' così chiaro. Basta spazzar via le parole e guardare."
Piccoli centauri elettrici cavalcano le mie spalle.
"Basta spazzar via le parole e guardare."
Aculei immaginari si drizzano nell'alba.
E l'erba cresce sopra e sotto la sua magliettina, le colora i
capelli e le ritocca il viso.
Accomunati da sazie - grovigli, increspature ed escrescenze - è solo un rapido mangiarsi - libidini.
E quando poi sentissi la carne attratta dal vuoto, come del resto sempre è accaduto, pneumaticamente mi espanderei a riempirlo tutto, mi troverei troppo tardi mi troverei, o non mi troverei affatto, inadeguato, impossibilitato.
L'ultima volta era DOMENICA.
Pronto a credersi, certo, si interrogava anche nel buio che aveva dipinto così semplicemente, colmando l'oscurità di sfumature rosse - se lo avesse saputo lo avrebbe fatto anche prima - ma la vita è così.
Arriva sempre un attimo dopo.