sturiellet!

(numero 12)


 

la volta che vidi la madonna.

 

by piero zardo (zacca@itaca.com) ©1997

 

era un mattino di aprile, mi trovavo nel sud della spagna con hemingway che avevo incontrato circa un mesetto prima nei pressi di notre dame, era sbronzo e cercava qualcosa con una lanterna in mano. lo portai nella mia camera d'albergo e per questo lui mi fu grato e mi volle portare in spagna con se. accettai anche perché non volevo trascorrere il marzo a parigi con quei repentini cambi di tempo e temperatura.
arrivammo a madrid e prendemmo una camera in affitto: era una mansarda molto bella nei pressi del museo nazionale. la sera andammo a cena a casa di manolete, un ex torero che aveva una gamba di legno e viveva con il toro che l'aveva incornato, per il quale provava un grande rispetto e, qualcuno malignava, amore. fu una serata carina che iniziò a sangrilla e finì a rum. una buona bottiglia ma come al solito mi toccò caricarmi ernest sulle spalle, oltre tutto il suo peso non era indifferente. il giorno dopo andammo a fare colazione al café de madrid, dove mi resi conto che non bisogna mai ordinare una crípes al formaggio tipico. incontrammo martha ivers che ci invitò per la serata ad una cenetta che definì "intellettuale". trattenni a stento il vomito convulso ma finsi di aver mandato di traverso un tocco di formaggio. ernest che doveva ancora smaltire del tutto la sbronza sorrise e disse: "con piacere cara martha!"
mi sentii crollare il mondo addosso. l'ultima volta che martha aveva organizzato una 'serata intelletuale' (a baden nel luglio del '919) il caro hemingway aveva vomitato sul tappeto, e lei per non mettere in imbarazzo i suoi ospiti era scoppiata in una gran risata, commentando il colore e, con mio grande raccapriccio, il sapore del vomito di ernest.
dopo pranzo ernest si assentò per una mezz'oretta, tornando nell'appartamento munito di tre bottiglie di vodka, due di tequila ed una di una grappa spagnola all'essenza di toro (così era scritto sull'etichetta): la potentissima 'muleta de fuego'. disse che non c'era altro modo di affrontare la serata. alle sei pomeridiane eravamo irrimediabilmente sbronzi, tanto che pagammo 30$ il nostro vicino di casa, uno scrittore giovane e frocio, perché ci vestisse decentemente. arrivammo da martha con un leggero ritardo che, anche se involontario, fa molto chic. la compagnia era interessante: un torero alto, bello, ma di un'ignoranza belluina, che sapeva però tutto sui genitali dei tori, un pittore di una sconosciuta corrente (della quale era infatti fondatore e unico seguace): il copertismo. disegnava in tutti i modi possibili coperte di lana, sostenendole come unico contatto dell'uomo col proprio inconscio. c'era poi una baronessa slava, piuttosto bella, ma che non aveva mai accettato la morte del suo unico uomo, un pellerossa del montana di nome 'mazza di manit', e quindi era vestita di nero e portava, alcuni dicono, diversi tappi di champagne infilati nella vagina. un boemo che si spacciava per poeta, manifestatamente frocio, al quale il caro hemingway per scherzo diede corda, e alla fine cercò di fargli credere di essere una donna (il boemo scappò via in lacrime), una manciata di intellettualoidi filo-maomettani che verso le 10 si inginocchiarono rivolti a sud-est e iniziarono a cantare (dovemmo chiuderli in bauli da viaggio per avere un po' di pace). alla fine della serata ernest, completamente sbronzo, influenzato dai filo-arabi cercava di spegnere una griglia con i palmi delle mani.
io ero passato da un discorso all'altro: le nuove tendenze della poesia bulgaro-greca col boemo, barando spudoratamente sui sonetti di bolivar sanchez, spagnolo di tendenza letteraria rumena, che dissi di aver letto (ma me ne ero ben guardato). parlai di genitali bovini col torero che affermava di essere figlio di un toro date le dimensioni dei suoi organi sensibili di dimensioni taurine per l'appunto (trattenni il vomito a fatica). poi la vedova che, pur tirandomi, mi fece veramente sentire male, raccontandomi di come aveva perso la verginità in un tipì, mentre una squaw guardava masturbandosi; il copertista che mi spiegava le differenze di messaggio tra i plaid a scacchettoni o a righe, e infine martha che mi chiese in quale divinità io credessi. vidi riflesso nel bicchiere di vino mingonas, vino spagnolo consigliato per cibi disumanamente piccanti, ,una sacra conversazione del mantegna. non trattenni pi oltre il vomito anche perché il quadro sembrava animarsi e la madonna chiedermi se ero apostolico romano o maronita.
non ricordo pi nulla fino al mattino dopo, quando mi svegliai nella mansarda al cospetto del caro hemingway. lui rideva ininterrottamente da sedici ore. quando gli chiesi perché rideva, mi guardò ed esplose in un'ultima risata e crollò nella vasca da bagno. dormì per tre giorni, dopodiché ci dividemmo, dandoci appuntamento a pompei in settembre. io ci andai ma non vidi più lo scrittore.


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