
francesco zardo (f.zardo@area.it) ©1996
qui, per tornare all'inedito!
se si ammettesse che il desiderio di stroncare
il libro anima mundi aveva preso corpo in ogni letterato o semi
letterato del paese fin da prima che il libro fosse uscito, si
eviterebbero forse alcune delle ritorsioni che la scrittrice,
ingiustamente, si è riserbata di mettere in atto soltanto
dopo l'uscita del medesimo.
definisco ingiusto l'attuale silenzio stampa della tamaro, poichè
ritengo che uno scrittore di professione sia autorizzato di partenza
a questo silenzio, nel momento in cui fa uscire un libro e, tramite
questo, sfrutta dunque la possibilità di dire tante cose.
in questo senso ho sempre rispettato tamaro. se considerato in
chiave positiva, il successo di va' dove ti porta il cuore poteva
essere interpretato, fra l'altro, come un premio al suo non presenzialismo,
scelta decisamente rara in questi anni in cui chiunque abbia scritto
cinquanta pagine a spese dell'ortografia e della sintassi si sente
autorizzato a costruire un piccolo impero finanziario attorno
alla propria immagine e alle proprie opinioni sullo scibile e
il non scibile umano. in questo, e solo in questo senso, ho ammirato
la tamaro di va'..., che adesso però compie un passo falso
negandosi a posteriori, e per il motivo evidente e meschino che
anima mundi non è piaciuto a nessuno.
se, chiarito ciò, per stroncare anche io il libro, dovessi
citare le prime righe, questo potrebbe essere interpretato come
un gesto ansioso, di chi non le ha dato il tempo di scrivere neanche
una pagina, tanto il suo desiderio di sputare sulla susanna era
forte e rabbioso. ma io voglio incominciare dall'indice, pagina
5, dove siamo avvertiti che il romanzo è diviso in tre
sezioni: fuoco (pp.11-94), terra (pp.95-202), vento (pp.203-282).
allora la prima cosa che io mi chiedo è: e l'"acqua"?
a parte che se mai al posto di "vento" ci andava messo
"aria", nel rispetto di tassonomie astrologiche ben
pi complesse rispetto a quella sulla quale, spesso, la t. pretende
di edurci. l'impressione che si ha leggendo tutto il romanzo,
di per sè noioso e inconsistente, è quello di pressapochezza
e pigrizia, e che nessuno, tantomeno la sua coinquilina mazzoni
o i redattori di baldini e castoldi, si siano voluti prendere
la briga di verificare, approfondire, decidere qualcosa: cioè
che in realtà la voce "acqua" manchi non per
libera scelta letteraria quanto per distrazione, o precipitazione,
così come distratto e goffo è il testo, lo sono
la storia, i personaggi, i nomi dei personaggi, e lo stile.
a che pensava la t. scrivendo anima mundi?
la storia può essere riassunta così: un ragazzino
cresce a trieste in una famiglia ostile e comunista e piccolo
borghese e chi pi ne ha pi ne metta. naturalmente l'ambiente che
lo circonda è il peggio del peggio, e lui si fa un solo
amico dentro una sorta di manicomio (sc. i matti sono loro). poi
va a roma dove tutto e tutti gli fanno ribrezzo e antipatia, ma
con ciò pubblica (non sia mai!) un libro e vivacchia scontento.
incontra una donna che giustamente poi lo accanna, e poi torna
al nord, dove ritrova tracce dell'amico del manicomio. alla fine
si redime, o almeno crede, grazie all'incontro con una suora.
qualcuno lo trova interessante? in tempi di messe nere e internet?
ma andiamo! la letteratura di oggi deve parlare di internet: nessuno
si sognerebbe di scrivere un libro senza che si possa usare l'espressione
cyberpulp, splatgender, pietre e cavalcavia, vite spezzate, sui
risvolti di copertina. lo sa anche la cardella, a momenti.
questo inciso per dire che non si è preoccupata, la tamaro,
di scrivere un libro interessante, di cercare qualche cosa da
scrivere dentro di sè (come hanno fatto tanti bravi scrittori
in passato, compresa la susanna, ancora "giovane" di
per voce sola) o, che ne so, in biblioteca (non sia mai), in televisione,
to', ma nei salotti, ammettiamo, ma in palestra! no, il passo
falso pi grave nel fare uscire questo libro, è stato quello
di ritenere, in virtù forse di un passato successo editoriale,
di potersi concedere una sorta di autismo il quale, nell'intera
storia della letteratura, dell'arte, della scienza, non è
mai stato legittimo per nessuno. cioè si confonde l'autismo
con l'autorità: cèzanne dipingeva per conto suo
e lontano da tutti, a un certo punto, ma dopo avere 1. studiato
a lungo e 2. sviluppato una volontà autentica di ricerca.
e ci limitiamo a due punti chiave, lasciando da parte il fatto
che cèzanne era un genio.
tamaro evidentemente si crede come cèzanne, avendo frainteso
il messaggio dei geni, e avendo frainteso - ma su questo è
pienamente giustificata, perchè nessuno è stato
in grado di spiegarselo - il proprio clamoroso successo editoriale.
quindi si dev'esser detta: "adesso io sono autorevole, e
qualunque cosa mi metto a cacare vale oro". giustamente,
si badi, ha deciso di scrivere un altro romanzo invece di candidarsi
alle elezioni o condurre san remo. però il malinteso si
basa sul fatto che lei non è, ahinoi, una brava scrittrice.
si sbaglia, s'impiccia, la tamaro, dice una cosa per un'altra,
discorre di ogni argomento buttando in mezzo luoghi comuni e frasi
fatte. non c'è un dialogo con un esito, non c'è
una frase intelligente, non c'è niente che non sia scontato.
e purtroppo c'è, invece, la pretesa e la presunzione di
aver trovato una cifra, una verità, un messaggio positivo
ed esauriente. questo c'era anche in va'... e infatti pure quello
non era un bel libro. cioè, non ci si dica (e non ci verrà
detto, tanto c'è il silenzio stampa, oggi potremmo pure
dire "susanna è lesbica" senza tema di repliche),
non si dica che la tamaro non ha la pretesa di teorizzare quando
sbatte gi certe verità universali tipo: "la temperatura
è il punto critico di un corpo. se è troppo alta,
le cellule non sono pi in grado di comunicare tra di loro".
ma chi cazzo glie l'ha detta, questa cosa? da quando "la
temperatura" è un "punto"? e che c'entrano
le "cellule"? no, questa è trasandatezza. roba
che alle medie se io avessi scritto una cosa del genere in un
tema mi ci mettevano tre punti interrogativi e buonanotte. ogni
scrittore, oltre che rispetto per sè stesso in quanto scrittore,
dovrebbe avere un minimo di rispetto per il lettore, e intendo
pensarci prima di esprimere un'opinione, o una massima. sembra
alle volte di leggere quelle frasi che sono la chiave dei giochi
nella "settimana enigmistica" (e gli autori di questo
ottimo giornale ci scuseranno l'accostamento blasfemo): frasi
tipo "l'uomo saggio sa distinguere gli amici dai nemici".
solo che la tamaro, in anima... ancor pi che in va'... applica
questa regola a cazzo totale: "scampare alla morte è
un po' come nascere una seconda volta", mmmh, proprio sembra
il corano, eh? o ancora, "chi conosce il vento sa che non
c'è alcun modo per difendersi dal suo rigore, bisogna solo
dimenticarlo", e via così. dovrei sentirmi autorizzato
a replicare, da lettore, col sostenere che ci sono vari modi per
difendersi dal vento, no? ma la scrittrice si affida evidentemente
a una sua presunta autorità per farle passare lisce, per
trovare il consenso, dimenticando che l'autorità è
figlia del buon senso, dello studio, dell'impegno. scrivere è
un mestiere faticoso e importante, e soprattutto, vogliamo metterci
in testa che ogni gesto, almeno letterario, è parte di
un "sistema"?
un accenno soltanto alle prime pagine, via, dove troviamo il tentativo
assolutamente inutile di tracciare una provvisoria cosmogonia.
nessuno (e includo al solito editori, redattori, distributori
e librai, etc. perchè di questo libro non si può
incolpare la sola tamaro) si rende conto che è un gesto
importante, questo? nessuno sa che esiste una tradizione e chiunque
pubblichi un libro si assume delle responsabilità verso
se stesso scrittore nel decidere qual è la sua idea dell'universo,
e che questa si mette a confronto con quella di pensatori come
avicenna, galileo, newton, einstein o, quantomeno, umberto eco
e alberoni? ma è troppo difficile riferirsi a idee sullo
spazio e il tempo e troppo facile criticarle, perciò limitiamoci
alla definizione che la t. dà del cielo, oggetto quantomeno
fisicamente meglio limitato, rispetto al cosmo, alle galassie
e allo spazio e al tempo e alle categorie con cui la scrittrice
esordisce. comunque: "nel cielo," scrive t. "c'è
ossigeno, idrogeno, elio, vapore acqueo e nuvole. in dosi minori
anche i gas pi rari. pi su, in alto, ci sono i satelliti, le navicelle
spaziali, poi gli altri pianeti e il sole. tra il sole e i pianeti,
qua e là, vagano le meteoriti e le comete..." (p.255)
e via di questo passo. qua si vede bene l'ansia di teorizzare
che distoglie continuamente il lettore dalla storia, peraltro
esile, e soprattutto lo scrittore dalla sua onestà. ora,
è sufficiente un buon dizionario per constatare che - lasciamo
per un istante da parte il cielo - l'aria consta di ossigeno e
azoto oltre a minime percentuali di carbonio, idrogeno, e altri
elementi in essa estremamente rarefatti. dove è andata
a pescare l'"elio"? e questo "elio" come si
accocchia con il "vapore acqueo" e le "nuvole"
e tutta la sfilza di oggetti che successivamente la tamaro colloca
in "cielo" (parola per di pi cara alla scrittrice dato
il centinaio di occorrenze che a una prima lettura si possono
individuare nel libro)? sorprende a questo punto la censura dell'ozono,
fra le reminescenze tamariane. ora, non scomodiamo dante e la
sua teoria dei cieli o altri pensatori: più profondo e
tassonomico nelle sue esposizioni era stato qualche anno fa renato
zero nella canzone, per l'appunto, il cielo.
si badi che sarebbe facile attribuire al personaggio queste parole,
esimendo lo scrittore dal peccato di superbia: non è certo
così dal momento che la tamaro affida invece allo stesso
personaggio tante delle verità lapidarie di cui vorrebbe
portatore il suo libro. sul serio, la visione del mondo che ne
esce può ricordare quella che in maniera pi erudita propone
marzullo tramite le sue libere associazioni notturne. e sono domande
dello stesso tipo quelle che si dev'esser posta la scrittrice
iniziando a scrivere ogni pagina di anima mundi. ora, fra i compiti
di uno scrittore, non c'è sicuramente quello di dare risposte
"giuste" e definitive. ma ci sarebbe quello di porsi
domande giuste e concise. le uniche domande che sembra essersi
posta t. sembrano essere piuttosto generali, del tenore di "qual
è il segreto della vita?", "qual è la
verità pi profonda?", "qual è il mistero
dell'esistenza?" "qual è l'anima del mondo?",
rispondendosi, e rispondendoci, con qualcosa che evidentemente
aveva urgenza di vendere - se ciò non è vero, ci
spieghi l'editore perchè a pag.48 campeggia un "creavo
e disfavo", e non è l'unica svista rintracciabile
nel volume. e' costante la saccenteria del libro nel voler svelare
a ogni pie' sospinto un segreto fondamentale. e costante è
la delusione nell'accorgersi che queste direttive sono di volta
in volta indicazioni zen della profondità di "chi
fa da sè fa per tre", "chi la fa l'aspetti",
"casa mia casa mia per piccina che tu sia...", ciò
che scopre le carte anche sul tenore del simbolismo che si pretende
nel descrivere sogni, attribuire ai personaggi nomi tipo "neno",
"orio", "orsa", che il peggior de carlo esiterebbe
ormai a far propri.
serve, con ciò, il libro di susanna tamaro. se pure scritto
in ritardo, un libro tanto inutile riuscirà forse ad aprire
gli occhi di una generazione di scrittori i quali campano ormai
da vent'anni sulla confusione fra il comunque superato grado zero
della scrittura e il grado zero dell'intelligenza, che hanno scambiato
la loro scarsità o assenza di idee per indole letteraria,
che hanno spacciato per creazioni le loro sviste, e per "noia"
la loro pigrizia. e' di certo un'illusione, la mia, e verrà
disattesa. ma sarebbe bello che almeno la tamaro riflettesse sulle
responsabilità di cui dovrebbe o almeno potrebbe farsi
carico uno scrittore di successo. c'è, in più, un'ulteriore
dimostrazione di un fatto importante, nel novecento letterario.
scrittrice di destra, la tamaro, ci rammenta con questo libro
che non è vero che la sinistra abbia monopolizzato la cultura,
escludendone a forza laboriose forze fasciste quanto potenzialmente
produttive. l'anticomunismo, unica cifra coerente di anima mundi,
è in realtà prodotto da una sottocultura, il cui
superamento porta ad altre idee politiche. in ogni caso non può
mai essere genetico, di per se stesso, di un buon prodotto artistico
o letterario.