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buongiorno tutti, buongiorno, buongiorno, buongiorno, buongiorno, buongiorno!
il grande progetto si compie da sè appena oltre l'orizzonte: si articola e progredisce silenzioso ed industurbato. si ramifica, si definisce. prima o poi lo incontreremo oppure sarà lui ad incontrare noi. non fa alcuna differenza.

il progetto c'è. noi pure ci siamo.
a volte il ridurre gli elementi facilita lo schema: è tutto chiaro così, o no?

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ci sono due termini soli in questo grande discorso. e sono l'uno nell'altro, non possiamo uscirne e non possiamo entrarvi. a me sembra tutto consequenziale. perché restare qui sgomenti e non accendere l'interruttore?
potremmo far andare i treni e lasciarli correre sotto le gallerie; azioneremmo gli scambi, i semafori, le livelle.

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tuuuut! ci fermeremmo in stazione.
a caricare e scaricare destini e speranze.
non importa che in effetti si tratti soltanto di soldatini di plastica: avranno pure loro delle speranze di plastica. tipo un basamento più confortevole, o un atteggiamento più fiero.

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chi potrebbe interferire in simili bassezze?

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forse ci faremmo bastare anche meno. qualcosa che non possa redimerci, tipo un pregiudizio gratuito oppure un disprezzare l'uva passa.
siamo tutti d'accordo nell'aborrire i canditi per esempio, e questo è già qualcosa.
calmi calmi calmi.
non accetterò tremori.
adesso proviamo a cambiare umore.
tuffarsi e via!

seguire l'invito d'un canale casuale ed andare a vedere - senz'impegno, magari - andare a vedere che c'è. pagare solo l'invito. mica devi giocare fino in fondo, c'è sempre modo di sganciarsi, suvvia.
devi fregartene delle aspettative e fare capoccella.

semplicemente.

puoi sparire e riapparire. puoi intermitterti.
affina i tuoi sensi per scovare la traccia giusta.

cosa aspetti?

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